Dichiarare la tassa di soggiorno: errori comuni e come evitarli

Roma – credits Mathew Schwartz via Unsplash
Agosto 2026
La tassa di soggiorno è un tributo locale a carico dei turisti che trascorrono una o più notti in una determinata città. L’imposta non è attiva su tutti i comuni e rappresenta un onere per gli host. I gestori delle strutture ricettive, infatti, hanno il compito di riscuotere la tassa di soggiorno secondo le tariffe comunali e rispettando le scadenze previste. Tra la riscossione del tributo e la dichiarazione, l’host può incorrere in errori che possono costare delle pesanti sanzioni: vediamo come pagare la tassa di soggiorno correttamente e quali sono gli errori più frequenti.

Il mancato rispetto delle scadenze
L’errore più frequente è quello relativo al ritardo del pagamento e della dichiarazione. Nella maggior parte dei Comuni italiani, per versare la tassa di soggiorno sono previsti diversi passaggi:
- Abilitazione sul portale del Comune di competenza dedicato agli affitti vacanze: questa operazione può avvenire contestualmente alla dichiarazione di inizio di attività di affitto oppure può essere fatta in un momento successivo richiedendo le credenziali per accedere al portale dedicato alla tassa di soggiorno
- Dichiarazione periodica: in un’alta percentuale dei Comuni italiani, la dichiarazione va presentata entro i 15 giorni successivi alla fine di ogni trimestre. In altri casi, l’obbligo di dichiarazione è mensile. Ricorda che la comunicazione va inviata anche se hai deciso di non affittare il tuo appartamento vacanze e se nel periodo di riferimento non hai ricevuto prenotazioni
- Pagamento: una volta presentata la dichiarazione periodica, il sistema emette un avviso di pagamento per la tassa di soggiorno, da saldare entro la stessa scadenza prevista per la dichiarazione. Il metodo di pagamento più utilizzato è pagoPA, ovvero il sistema gestito dalla pubblica amministrazione. Come host, hai la possibilità di scegliere di pagare online tramite l’app IO, di recarti presso uno sportello bancario o postale oppure di saldare direttamente presso i punti convenzionati, tra cui i tabaccai e le ricevitorie. Un altro metodo abbastanza diffuso è rappresentato dal modello F24, pagabile tramite home banking oppure attraverso gli uffici bancari e postali
- Sanzioni: il ritardo nel dichiarare la tassa di soggiorno e il mancato pagamento comportano delle sanzioni. Generalmente, l’omesso o ritardato pagamento è punito con una sanzione amministrativa del 30% dell’importo non versato.
Utilizzare un codice tributo errato
Se hai scelto come metodo di pagamento il modello F24, devi fare attenzione a compilare correttamente il modulo. Se inserisci un errato codice tributo per la tassa di soggiorno o se sbagli l’anno di riferimento dell’imposta, il tuo pagamento risulterà non abbinato alla tua struttura. Per evitare l’errore, verifica sul sito del Comune il codice corretto. Una buona soluzione alternativa per pagare la tassa di soggiorno è pagoPA, che riduce drasticamente la possibilità di inserire un codice sbagliato poiché l’avviso di pagamento è precompilato e non richiede alcun tipo di modifica.
Concedere esenzioni a chi non ne ha diritto
L’esenzione dalla tassa di soggiorno consente agli aventi diritto di non pagare l’imposta. Ogni Comune applica le proprie regole, di conseguenza devi informarti su quali sono le esenzioni riconosciute. Solitamente, godono di questa agevolazione i disabili e i loro accompagnatori, coloro che si trovano in loco per sostenere delle cure e le forze dell’ordine che soggiornano per motivi di lavoro. Inoltre, l’esenzione è spesso applicata ai minorenni, anche se l’età massima varia da Comune a Comune. Tra gli errori commessi più frequentemente vi è proprio quello relativo all’età del richiedente. In ogni caso, per essere certo di non subire sanzioni, chiedi sempre una copia del documento di identità per le persone che richiedono l’esenzione o una copia di una certificazione che attesti il diritto, come ad esempio la documentazione di invalidità per i disabili. In alternativa, puoi chiedere all’ospite di firmare un’autocertificazione in cui dichiara di avere diritto all’esenzione per un determinato motivo. Alcuni Comuni sono provvisti di una specifica modulistica da compilare per le esenzioni, da scaricare sul sito istituzionale. Ricorda di conservare i documenti che hai ricevuto per almeno cinque anni. La sanzione per le esenzioni non riconosciute è pari al 30% dell’importo non versato. Inoltre, dovrai versare la quota dell’esenzione che avrebbe dovuto rilasciare l’ospite.
Addebitare un importo sbagliato
La tassa di soggiorno in Italia varia in base al tipo di struttura ricettiva e, in alcuni Comuni, anche a seconda della stagionalità. Quando applichi l’imposta, fai attenzione a calcolare l’importo esatto, consultando il tariffario vigente corrispondente alla tua struttura e verifica il periodo stagionale. Eventuali errori potrebbero costarti una sanzione del 30% e il versamento degli importi mancanti.
Superamento dei giorni tassabili
Per non gravare eccessivamente sugli ospiti che si fermano a lungo, molti Comuni prevedono un tetto massimo di notti oltre il quale la tassa di soggiorno non è più dovuta. Se applichi l’imposta per un periodo superiore a quello stabilito dall’ente, potrai trovarti di fronte a dei problemi contabili, ad esempio dichiarando una cifra maggiore di quella dovuta, e ricevere delle contestazioni da parte dei tuoi ospiti. Ciò può provocare delle recensioni negative sul tuo portale per affitti vacanze, pregiudicando la tua reputazione sulla piattaforma e la visibilità della struttura nei risultati di ricerca.
Omessa dichiarazione annuale
Entro il 30 giugno successivo all’anno in cui sono state riscosse le imposte, è necessario inviare la dichiarazione annuale della tassa di soggiorno. Si tratta di un riepilogo di tutte le somme registrate nel corso dell’anno solare, da presentare all’Agenzia delle Entrate in modalità telematica. In questo caso non va effettuato alcun pagamento, poiché il versamento delle somme è già stato inviato con le dichiarazioni trimestrali. L’omessa dichiarazione annuale può comportare sanzioni molto importanti, che vanno dal 100% al 200% dell’importo dovuto.
Conserva le ricevute
Gli host possono ricevere dei controlli da parte delle autorità competenti per verificare la regolarità dei versamenti e delle esenzioni. Per tutelarti, conserva per almeno cinque anni i seguenti documenti:
- Ricevute non fiscali rilasciate agli ospiti
- Copie delle documentazioni che dimostrino il diritto alle esenzioni
- Copia delle dichiarazioni periodiche inviate sul portale del Comune di competenza
- Copia dei pagamenti effettuati tramite pagoPA o modello F24
- Copia della dichiarazione annuale inviata all’Agenzia delle Entrate.
Quali sono le sanzioni?
Riepilogando, le sanzioni variano a seconda del tipo di infrazione:
- Omissione, pagamento parziale e ritardo rispetto alla scadenza della tassa di soggiorno: la sanzione è del 30% dell’importo non versato, con possibilità di ridurla se si provvede al ravvedimento operoso prima dei controlli
- Dichiarazione trimestrale infedele: sanzione che oscilla dal 100% al 200% dell’imposta dovuta
- Omessa o infedele dichiarazione annuale: in questo caso la mancata presentazione comporta una sanzione che va dal 100% al 200% dell’importo dovuto
- Errore sull’esenzione: pagamento dell’imposta non riscossa più una sanzione del 30%
- Mancata conservazione dei documenti: sanzioni amministrative variabili da Comune a Comune, mediamente comprese tra i 250 euro e i 500 euro.