Aprire un agriturismo in Italia
Una guida per scoprire tutti gli adempimenti necessari


Ottobre 2026
L’inestimabile patrimonio rurale italiano, unito a una cultura enogastronomica conosciuta in ogni parte del mondo, rende il Belpaese una delle migliori nazioni europee in cui aprire un agriturismo. I risultati in termini economici possono essere eccellenti, per via dell’elevata considerazione che italiani e stranieri hanno verso le strutture che offrono ospitalità tra verde e piatti genuini. Tuttavia, per diventare un operatore agrituristico è necessario svolgere una serie di procedure burocratiche e avviare una solida pianificazione per evitare che l’investimento si riveli negativo. Vediamo come aprire un agriturismo in Italia nel pieno rispetto dell’attuale quadro normativo.
Cos’è un agriturismo secondo la legge
Il primo step per avviare questo tipo di attività consiste nel comprendere bene la definizione di agriturismo. Spesso si commette l’errore di assimilare questo genere di struttura a una casa vacanze o ad un affittacamere rurale. In realtà, a livello legislativo le differenze sono piuttosto nette. La legge quadro nazionale 96/2006 stabilisce che è necessario, per aprire un agriturismo, essere un imprenditore agricolo. Ciò significa che l’agriturismo non rappresenta un’attività autonoma a sé stante, ma si tratta di una funzione connessa e secondaria rispetto all’attività agricola, che rimane quella principale. La ristorazione, l’ospitalità e le varie attività ricreative offerte ai clienti vanno considerate secondarie rispetto alla coltivazione o all’allevamento di bestiame. In nessun caso, quindi, l’agriturismo può diventare principale rispetto alla produzione agricola, né ci si può immaginare di trasformare casa in agriturismo su due piedi. Il problema per chi si sta approcciando al settore può consistere nella quantificazione della prevalenza. Negli ultimi anni la valutazione di questi parametri è delegata alle Regioni, che stabiliscono dei criteri specifici in modo autonomo, come il calcolo delle giornate lavorative dedicate al settore agricolo rispetto a quelle adibite all’ospitalità. Di conseguenza, se intendi avviare un agriturismo, la prima verifica che devi fare è relativa a ciò che stabilisce la Regione in cui sorge l’azienda, visto che non sono presenti criteri uniformi sul territorio nazionale.
L’iter burocratico: cosa serve per aprire un agriturismo?
Il percorso per l’apertura non prevede l’ottenimento di una licenza di agriturismo, ma richiede alcuni passaggi comuni a prescindere dalla Regione di competenza, come ad esempio la presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Questo documento deve essere inviato allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune in cui sorge la struttura, generalmente tramite il portale nazionale impresainungiorno.gov.it. Con la SCIA di agriturismo, il titolare attesta sotto la propria responsabilità che i locali sono conformi alle norme igienico-sanitarie, di sicurezza (antincendio) e urbanistiche. Qualora l’agriturismo preveda la somministrazione di cibi e bevande, bisogna anche preoccuparsi della sicurezza alimentare. È obbligatorio attenersi a quanto stabilisce la normativa HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points), al fine di garantire l’igiene degli alimenti e dei processi produttivi. Inoltre, vanno verificate le percentuali di provenienza dei prodotti: una considerevole percentuale di ciò che viene proposto ai clienti deve derivare dalla produzione aziendale o, in alternativa, da aziende agricole del territorio, così da assicurare la piena freschezza degli alimenti.
Il regime fiscale agevolato
La legge 413/1991 ha introdotto un regime fiscale piuttosto conveniente per le attività agrituristiche, con l’obiettivo di sostenere la redditività delle imprese agricole che intendano attuare una diversificazione delle attività. Il regime è opzionale e non scatta in automatico con l’apertura dell’attività. Questo sistema prevede dei significativi vantaggi in tema di tasse per un agriturismo:
- IRPEF: il calcolo dell’imposta è forfettario. L’imprenditore ha l’opportunità di applicare sull’imponibile un coefficiente di redditività del 25%, andando a ottenere di fatto un abbattimento del 75%
- IVA: è prevista una detrazione forfettaria del 50% per quanto riguarda l’IVA incassata dall’agriturismo. Questo beneficio permette di evitare di tracciare analiticamente l’IVA su ogni acquisto o spesa, semplificando in modo evidente la contabilità.
Secondo la normativa, l’agriturismo può decidere di applicare questo regime, ma non è automatico poiché non è conveniente per tutti i soggetti. Se la struttura ha sostenuto degli importanti investimenti iniziali, il regime ordinario potrebbe essere più adeguato dando la possibilità di detrarre l’IVA reale su tutti gli acquisti. Prima di scegliere il regime fiscale per l’attività è doveroso chiedere una consulenza a un commercialista specializzato nel settore dell’agricoltura.
Quanto costa aprire un agriturismo?
Stabilire una cifra per un investimento del genere, naturalmente, non è possibile. La spesa, infatti, varia a seconda di diversi parametri, dalla grandezza della struttura alla necessità di effettuare modifiche, dalla zona al tipo di esperienze che si intendono offrire agli ospiti. È possibile, tuttavia, fare un esame delle categorie di spesa che vanno necessariamente affrontate, come ad esempio:
- Adeguamenti della struttura, che comprendono la ristrutturazione dell’immobile, il rifacimento degli impianti e gli adeguamenti alle norme antincendio
- Pratiche professionali: l’operatore agrituristico deve rivolgersi a vari tecnici e consulenti per avviare l’attività nel rispetto delle norme, in particolare geometri, agronomi e commercialisti
- Arredi e attrezzature: camere, spazi esterni e cucina vanno attrezzati con cura per offrire agli ospiti il massimo della qualità
- Assicurazioni: fondamentali per coprire la responsabilità civile verso i clienti e gli eventuali danni subiti dalla struttura.
Come posso finanziare l’investimento?
Il settore agrituristico beneficia di diversi canali agevolati per l’apertura dell’attività. I finanziamenti per agriturismo più importanti messi in campo grazie a specifiche normative statali sono i seguenti:
- Intervento SRD03 del CSR (Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale): è un finanziamento gestito dalle Regioni ed è dedicato alle aziende agricole che mirano ad aprire un’attività non strettamente legata alla produzione primaria. I bandi periodici coprono solitamente una percentuale compresa tra il 40% e il 50% delle spese di investimento, con massimali stabiliti intorno ai 200.000 euro.
- Bando Parco Agrisolare (PNRR): è una linea di finanziamento che può coprire fino all’80% delle spese necessarie per installare impianti fotovoltaici destinati all’attività agrituristica. Un investimento del genere è positivo sia per abbattere gli ingenti costi energetici dell’attività, sia in un’ottica di sostenibilità ambientale.
Come Holidu può aiutare gli imprenditori agricoli?
Completato l’iter burocratico e messa in moto la struttura, il passo successivo consiste nel dare all’agriturismo la visibilità che merita. Grazie a Holidu, un agriturismo può passare da semplice attività locale a una meta conosciuta al di fuori dei confini nazionali. L’azienda, a differenza delle piattaforme che si occupano prettamente di case vacanze, tratta gli agriturismi come una categoria di alloggi specifica. Ciò consente al viaggiatore di trovare esattamente ciò di cui è alla ricerca e all’operatore agrituristico di interfacciarsi con un pubblico appassionato. Considerando che il tempo di un imprenditore agricolo è particolarmente prezioso, la possibilità di controllare 25 portali diversi con un unico calendario e un solo account fa la differenza: in questo modo si evitano gli spiacevoli overbooking e la gestione delle date disponibili diventa impeccabile, con l’obiettivo di incrementare i profitti con professionalità e senza alcuno stress.